domenica 29 maggio 2011

L'Io corporeo - 002 - 2011-05-26 - Ascensore

Questa volta la Libreria Bocù ci ha solo chiesto di rappresentare una nostra fantasia; come suggerimenti ci sono stati proposti:

  • l'"effetto cuckold", ovvero il picco di desiderio sessuale che colpisce un maschio quando scopre di essere stato tradito;
  • quello che può succedere quando due persone si trovano dentro un ascensore bloccato.
Stavolta non sono riuscito a far ridere - questo è il mio svolgimento:

Era andato tutto bene: il marito di Edna aveva problemi di erezione, che però sparivano quando l’amica Ester la eccitava; dopo una nottata in cui, a dire il vero, Giorgio aveva penetrato Edna prima che arrivasse Ester, ma in cui le due amiche avevano comunque deciso di aiutarsi a vicenda, dando a Giorgio altre due possibilità di godere con la moglie, Edna volle accompagnare Ester alla macchina, prendendo l’ascensore con lei.

Ancora un po’ stordite dal troppo sesso, non badarono al cartello che avvertiva che tra le due e le cinque del mattino l’ascensore sarebbe stato bloccato per la sostituzione della centralina di controllo, e si trovarono chiuse dentro; la centralina da sostituire comandava anche l’allarme, ed il marito di Edna aveva spento il cellulare per godersi il meritato riposo; Ester avrebbe voluto chiamare i pompieri col cellulare, ma Edna la fermò.

“Ester, è l’unico momento che è solo per noi due. Godiamocelo!”

“Io sono stanca, Edna. Credevo che io e Giorgio ti avessimo soddisfatto abbastanza!”

Edna abbracciò Ester e le disse: “Davvero lo fai solo perché te l’ho chiesto?”

Ester le carezzò la guancia, appoggiò la testa di lei sulla propria spalla e le rispose: “Ad un’altra amica avrei risposto di no”.

Edna la baciò sulle labbra, la bocca di Ester si schiuse e per la prima volta si baciarono senza testimoni.

Ester aprì la camicia e disse: “Da sempre voglio offrirti il mio seno.”

“Da sempre voglio poter offrire il mio solo a te, e non un capezzolo a te ed uno a Giorgio,” rispose Edna.

Con la bocca esplorarono i loro corpi, e con la lingua li portarono al piacere.

Quando ebbero terminato e si rivestirono, Ester chiese ad Edna: “Me lo apri tu il negozio stamattina? Sono disfatta.”

“Fino alle 11 posso stare al banco,” rispose Edna, “Poi devo pranzare con Giorgio – che magari vorrà un antipasto che dissipa calorie.”

“Non potrò aiutarti, ma ti penserò molto. Pensarti mi tiene sveglia, e mia figlia si chiede come mai ora bevo meno caffè.”

“Ti amo tanto,” disse Edna.

“Anch’io,” rispose Ester, “convinci tuo marito a farlo ancora dopodomani.”

martedì 10 maggio 2011

Storiella 00001 - Da swinger a vedovo


Ogni tanto mi capita di scrivere storielle a sfondo talvolta erotico, talvolta autobiografico. Ecco la prima.


(quote)

[Nell'ufficio di Livia, direttrice del club "Tantra", entra Gaio]

Livia: Ciao, Gaio. Ti ho fatto le condoglianze per tua moglie?

Gaio: Sì, eri al funerale. Perché me lo chiedi?

Livia: Perché negli ultimi tempi dormo poco e mi ricordo ancor meno. Scusami.

Gaio: Non dirlo a me. Ho un serio problema.

Livia: Parla. In che posso aiutarti?

Gaio: Devo lasciare il club.

Livia: Perché? Non c'è motivo.

Gaio: Si accettano solo coppie qui.

Livia: Sì, ma se un socio rimane solo ha tre mesi per riaccoppiarsi se l'ex è ancora viva, un anno se l'ex è passata a miglior vita. E forse tra noi troverai una nuova partner.

Gaio: Sinceramente, non faccio che pensare a Giulia. Nessuna può sostituirla.

Livia: Lo so, era una mia cara amica, ed anch'io la rimpiango. Ma ... non era nato un legame tra te, Giulia e Greta?

Gaio: Fa parte del problema, non della soluzione.

Livia: Spiegati meglio.

Gaio: Ti ricordi quando ci siamo iscritti io e Giulia?

Livia: Due anni fa. Eravate davvero una bella coppia.

Gaio: Ecco, ad onta del nome io sono etero, mentre mia moglie si era scoperta bisex. Non ho mai voluto farle mancare nulla, e quando me lo ha confidato, ho pensato che fosse meglio "scortarla" nei suoi incontri con altre donne anziché rischiare che lei si facesse male.

Livia: Ed a quanto sembra, sei uno dei pochi che non pretende di partecipare agli incontri della moglie con le sue amanti.

Gaio: Mi sono reso conto che sarei stato di troppo, e che un "trio" va bene solo in musica, non nell'alcova.

Livia: Mi è parso che voi due aveste trovato una certa felicità nel nostro club.

Gaio: E' vero; Giulia si sentiva ringiovanita ed anch'io brillavo di luce riflessa. Forse la complicità che si era creata a causa di questi incontri ci rendeva più uniti. Ci siamo messi a parlare di cose che non avremmo mai saputo di doverci dire, e ci eravamo giurati, se non amore eterno, eterno affetto.

Livia: Perché "affetto eterno" anziché "amore eterno"?

Gaio: So che un uomo non può battere una donna in queste cose, e temevo che mia moglie mi avrebbe lasciato per un'altra donna. Non è accaduto, ma forse perché non ne ha avuto il tempo.

Livia: E Greta? Sembrava che voi foste un trio affiatatissimo, almeno fuori dall'alcova.

Gaio: Entrambi l'amavamo, ma in modo diverso - o meglio, per tutti e due era la figlia che non avevamo mai avuto; ma mentre Giulia era libera anche di innamorarsene e di amarla in modo focoso, io recitavo il ruolo del padre che permette a madre e figlia di amarsi, e che verso la figlia prova solo affetto.

Livia: Avevate vissuto insieme tutti e tre, mi pare.

Gaio: Era una convivenza un po' strana: avevamo due stanze, una con un letto matrimoniale, una con un lettino. Avevamo concordato che Giulia dormisse sempre nel letto matrimoniale, e che io e Greta trascorressimo una notte ciascuno con lei - l'altro dormiva nell'altra stanza.

Livia: E funzionava?

Gaio: Mia moglie urlava tutte le notti - con me e con Greta. Ho anche avuto l'idea di registrare le sue urla per stimare chi la faceva godere di più, e la registrazione è uno dei suoi cari ricordi.

Livia: Non è permesso fare queste cose. Non lo dire ad un'altra persona.

Gaio: Certo. Ma secondo te, quando passeggio con l'auricolare per il corso, che cosa sto ascoltando?

Livia: Nessuno - uomo o donna - mi ha mai fatto questo omaggio. Giulia è molto fortunata.

Gaio: Greta era affettuosa anche con me, forse per gratitudine, forse anche lei per sovrabbondanza di amore: Giulia la rendeva felice, e voleva rendere felice chi Giulia amava. Allo stesso modo volevo che anche Greta fosse felice.

Livia: Perché non ti fai accompagnare da Greta al club? Forse così superate prima entrambi il dolore per la morte di Giulia.

Gaio: L'errore che abbiamo fatto è stato quello di tentare di superarlo in privato.

Livia: Siete già andati a letto?

Gaio: Non abbiamo fatto un grande affare. Eravamo soli, e la sera del funerale Greta non se la sentiva di andare a dormire altrove. Oltretutto, lei era partner di Giulia come lo ero io. Siamo andati a dormire nel lettone di Giulia per sentire ancora il suo odore ed il suo calore - e ad un certo punto ci siamo abbracciati, baciati, penetrati.

Livia: E poi?

Gaio: Greta è molto bella, ma in quel momento io pensavo: "Non è Giulia!"; e credo che anche lei abbia pensato la stessa cosa. Siamo venuti, ma è stato un godimento puramente genitale. Dopo ci siamo sentiti complici di un tradimento - come se avessimo ucciso Giulia per la seconda volta.

Livia: Per fortuna che Giulia è morta di folgorazione lontano da casa e da voi, sennò ti prenderei sul serio.

Gaio: In ogni caso, da quel momento in poi non ci siamo più sopportati. Il mattino dopo ho riportato Greta nella stanza del pensionato universitario in cui viveva prima di trasferirsi da noi. Non so se lei vorrà riprendere a frequentare il club - non glielo impedisco.

Livia: Però non vuoi riappacificarti con lei.

Gaio: Ogni volta che la incontro penso a Giulia che la accarezzava e baciava; è capitato che noi tre si andasse a passeggio insieme, e se io cammino accanto a lei mi ricordo questi momenti. Se devo rassegnarmi alla morte di Giulia, devo smettere di incontrare Greta.

Livia: Capisco. Senti, perché non vi mettete d'accordo per frequentare il club in ore diverse o giorni diversi? Noi stiamo sviluppando delle serate a tema, separando gli etero dalle lesbiche e dai gay. Entrambi vi rifarete una vita senza essere ossessionati dai ricordi.

Gaio: Ci penserò. Ciao. Ora vado in biblioteca a restituire i libri che aveva preso in prestito Giulia. Di nuovo ciao.

(unquote)

venerdì 22 aprile 2011

L'Io corporeo - 001 - 2011-04-21 - Punizioni


La Libreria Bocù di Verona organizza ogni mese degli incontri dedicati alla letteratura erotica, in cui si commenta un libro erotico già pubblicato, e si invitano i partecipanti a svolgere un "tema" con la forma d'arte a loro più congeniale (poesia, narrativa, fotografia, pittura).

Ieri sera, 21 Aprile 2011, è stato proposto questo tema:

"Le punizioni dovrebbero avvenire per cause futili e sciocche ed essere comminate dall'uomo sulla donna che egli ama con sguardo enfaticamente burbero, che la donna fingerà di prendere sul serio, naturalmente, e mano leggera. Una sculacciata può essere molto divertente e anche straordinariamente eccitante, data e ricevuta con queste premesse."
Lady Henriette P. Montague (1786)
E così lo svolsi:

Scena 1

[In salotto Enrica ed Elisa prendono il thé. Il marito di Elisa urla da un'altra stanza]

Giovanni: Maledetta sgualdrina! Sarai la mia rovina!

  Enrica: Ma come si permette?

   Elisa: Sta' tranquilla, ha di nuovo il male da F24.

  Enrica: Il modulo per pagare le tasse via web?

   Elisa: Esatto.

  Enrica: Mia nonna diceva che una vera signora si concede al marito solo dopo aver pagato le tasse.

   Elisa: Sì, ma tua nonna viveva in Svizzera, dove le tasse sono poche e si pagano di rado!

  Enrica: In Italia, invece ...

   Elisa: ... Si pagano le tasse cinque giorni su sette!

  Enrica: Ho capito! Meglio che vi lasci soli. Certo che è un bel dovere il tuo!

Scena 2

Giovanni: Sei qui, disgraziata!

   Elisa: Tesoro, che ti succede? Non ho mica comprato una pelliccia nuova!

Giovanni: Hai pagato le tasse 59 secondi prima della scadenza! E' un insulto a chi lavora e si affatica!

   Elisa: Tesoro, hai quello che vuoi in grande abbondanza. Di che ti preoccupi?

Giovanni: Di questo passo per le sigarette dovrò chiedere l'elemosina, e per il cibo dovrai far marchette!

   Elisa: Rischiamo veramente questo, tesoro mio?

Giovanni: E' più facile che il successore di Obama si chiami Hitler, a dire il vero, ma non si sa mai!

   Elisa: Puoi allora prepararmi a quest'eventualità, tesoro?

Giovanni: Vuoi che ti insegni a far marchette?

   Elisa: Hai detto che non si sa mai.

Giovanni: L'ho detto che sei una sgualdrina! Ma io non ti insegno da cliente! T'insegno da pappone!

   Elisa: Sì, riversa su di me il tuo sapere! Insegnami a valorizzare la mia merce, imprenditore di successo!

Giovanni: Vieni qui che ti strappo tutti i vestiti! Una vera troia non ha bisogno di abiti sontuosi!

   Elisa: Tesoro, basta tirare il filo che sporge dal bottone tra le tette e saltano tutte le cuciture.

Giovanni: E' vero. Com'è possibile?

   Elisa: Tesoro, la sarta che mi fa i vestiti su misura la pagherò per qualcosa.

Giovanni: Ma io devo farmi rispettare da te! Inginocchiati e leccami i piedi!

   Elisa: Solo i piedi, tesoruccio?

Giovanni: Ti faccio leccare qualcosa che ti piace? Obbedisci, schiava, al tuo signore e padrone!

   Elisa: Con vero piacere!

Giovanni: Che stai facendo?

   Elisa: Sto infilando il preservativo all'alluce. Con un cliente, non si sa mai.

Giovanni: Toglilo, prima che mi venga la tentazione di infilarne uno sulla tua testa!

   Elisa: Affare fatto! Io ti succhio l'alluce, tu lo chignon!

[Penso che sia meglio terminare qui il racconto. Come vedete, io e le punizioni non andiamo d'accordo :-)]

giovedì 10 marzo 2011

Errore di metodo, errori di merito

Mi spiace fare il pedante, ma qualche volta serve.

Sto leggendo, con mostruoso ritardo, questo libro:
che è una raccolta di articoli di discreto interesse; uno mi ha un po' indispettito, in quanto laureato in psicologia generale ed ex-studente di giurisprudenza.


L'articolo è il capitolo 5 del libro, 

  • Contratti e minacce: analisi cognitiva di un caso di corruzione politica / Paolo Legrenzi

in cui l'autore, dopo un'interessante analisi del caso Enimont, che nei primi anni '90 aveva riempito le pagine dei giornali, tenta un'analisi dei contratti della forma "Se tu fai X, io faccio Y", che vuol dimostrare che, se noi riusciamo a capire e ad usare questo tipo di contratti, è perché seguono una "struttura profonda" simile a quella che Noam Chomsky postulava per le grammatiche delle varie lingue parlate - che anche i bambini sono in grado di usare per comprendere se una frase è corretta, od un contratto è plausibile o meno.


L'analisi non manca di interesse, ma ci sono due errori, o meglio: un errore di metodo porta poi a degli errori di merito.

L'errore di metodo è questo: se è vero che i contratti esistono dai primordi dell'umanità, è anche vero che la loro struttura è studiata da 20-30 secoli dalla giurisprudenza; se uno psicologo od un gruppo di psicologi vogliono proporre un nuovo approccio al problema, è certamente assai raccomandabile che interpellino un giurista per capire se l'approccio è tanto promettente come sperano.

Se lo avessero fatto, il giurista avrebbe spiegato loro che la loro analisi non era universale come speravano, nemmeno dallo stretto punto di vista giuridico, e quindi non poteva individuare nulla di universale nemmeno a livello psicologico.

Provo a spiegarmi meglio. I contratti della forma "Se tu fai X, io faccio Y" esistono, vengono chiamati in giurisprudenza "contratti bilaterali", e sono effettivamente la maggior parte dei contratti che usiamo nella vita quotidiana e nel mondo del commercio.

Ma non sono gli unici contratti conosciuti dalla dottrina, o meglio, qui nasce una divaricazione tra il diritto romanistico (quello di paesi come Italia, Francia, Germania, ecc.) e quello dei paesi di diritto anglosassone (come Inghilterra, USA, Israele, ecc.).

Infatti, il diritto romanistico conosce anche i "contratti unilaterali", in cui ci sono due contraenti, ma solo una persona è tenuta a fare qualcosa; un esempio banale è il contratto di deposito, che nel caso più semplice è a titolo gratuito: poiché in questo caso il depositante non paga il depositario perché questi custodisca il bene, l'unica persona che deve fare qualcosa è il depositario, che deve conservare il bene e restituirlo quando convenuto. Se il depositante si tira indietro e non consegna il bene al depositario, questi non può lamentarsi e non può ricorrere al giudice, anzi, ha un'obbligazione in meno!

Quindi, per un romanista, l'analisi proposta da Legrenzi e dai suoi coautori è incompleta; un giurista anglosassone non se ne lamenterebbe, perché nel diritto anglosassone il deposito ed altre figure giuridiche affini non sono classificate come "contracts" ma come "bailments". Questa è la divaricazione di cui parlavo: nel diritto anglosassone solo i "contratti bilaterali" hanno l'onore di essere chiamati "contracts".

Inoltre, la classificazione di Legrenzi confronta la prestazione ("Se tu fai X") con la controprestazione ("Io faccio Y"); è una classificazione valida per un giurista anglosassone, per il quale un "contract" può essere annullato per "lack of consideration = mancanza di corrispettivo", ovvero quando alla prestazione non corrisponde una controprestazione adeguata - è più problematica per un romanista.

E' vero, anche nel diritto romanistico un contratto può essere annullato per "lesione", (Codice Civile Art. 1448) ovvero perché tra il valore di prestazione e controprestazione c'è un divario di oltre la metà, il contraente "leso" ha acconsentito ad un contratto tanto svantaggioso perché in stato di bisogno, e la controparte lo sapeva e ne ha approfittato; però più importante ancora per il romanista è la causa del contratto, più che l'equivalenza delle prestazioni.

La causa è l'interesse che la legge intende tutelare consentendo e facendo rispettare un certo tipo di contratto; se un contratto ha una causa che la legge non approva, esso è nullo. Legrenzi non prende in considerazione la causa, e la sua analisi ha scarso valore nel diritto romanistico.

Non c'è niente di universale nell'analisi di Legrenzi: il grande giurista inglese del 19° secolo Maitland diceva che il diritto romano è la lingua franca della comunicazione giuridica, e forse sarebbe stato meglio partire con un'analisi dei contratti secondo il diritto romanistico, non secondo il diritto anglosassone, anche se l'articolo originale era stato pubblicato su una rivista americana.

I safari in discipline diverse dalla propria sono leciti ed in certa misura benvenuti, ma è meglio farsi accompagnare da una guida indigena, per non mettersi nei guai :-)

mercoledì 2 febbraio 2011

Il peggior incubo per Israele


Di tutti i governi, il più preoccupato per la situazione egiziana è quello israeliano, in quanto teme che il successore di Mubarak denunci il trattato di pace con Israele; la preoccupazione è tale che paradossalmente un paese democratico (sarebbe meglio dire “etnocratico”) preferisce avere a che fare con una dittatura che con un’altra democrazia.

Si potrebbe scrivere un apologo: Israele è come un giovanotto (od una giovinetta) che ha la fortuna di essere assunto da una grande azienda, con un buono stipendio ed a tempo indeterminato.

Il primo consiglio che gli danno sia i genitori che gli analisti finanziari è quello di accendere un mutuo per comprarsi la prima casa: non solo per approfittare degli sgravi fiscali, ma anche perché dal momento del rogito ha la sicurezza di non essere sfrattato finché paga le rate del mutuo, e quando sarà vecchio la pensione la potrà usare tutta per vivere anziché spenderne tre quarti per l’affitto.

Ma il giovanotto/giovinetta ribatte: “Ma in affitto posso prendere una casa più grande di quella che mi potrei permettere con un mutuo!” e rifiuta il consiglio.

Trent’anni dopo l’azienda in cui lavora entra in grave crisi, ed il sindacato propone un contratto di solidarietà: anziché licenziare il 15% dei dipendenti, orario di lavoro e salario vengono ridotti a tutti del 15%.

Il giovanotto/giovinetta si trova ora a mal partito: se avesse ascoltato i buoni consigli, il mutuo avrebbe già finito di pagarlo, ed una diminuzione del reddito del 15%, pur molto spiacevole, sarebbe riuscito a sopportarla; ma un affitto è un’altra cosa, e per lui l’unica possibilità di cavarsela è sabotare le trattative per il contratto di solidarietà – contando sul fatto che non sarà comunque tra il 15% dei licenziati.

Dopo gli accordi di Camp David con l’Egitto, Israele ha avuto diverse ottime occasioni di fare la pace con i palestinesi ed i siriani, e questa lo avrebbe messo nella condizione di chi compra la casa con un mutuo ipotecario: finché paga il prezzo pattuito, non c’è modo di cacciarlo, e questo prezzo non lo si paga mica in eterno!

Ma nel breve termine i prezzi politici della pace superano i proventi, e chi non pensa al futuro preferisce l’occupazione cronica con delle bouffées belliche.

Se si fosse fatta la pace con palestinesi e siriani, il rischio che in Egitto ora vadano al potere persone irrimediabilmente ostili ad Israele sarebbe stato molto ridotto, ed in ogni caso quest’eventualità la si sarebbe potuta affrontare con molta più tranquillità.

Ma l’imprevidenza d’Israele rende il suo governo il paradossale ultimo sostenitore di Mubarak e della sua autocrazia – e rischia di creare un baratro incolmabile con il mondo arabo.

Infatti, finché erano solo i palestinesi a pagare il fio della politica israeliana, un tunisino, un egiziano, un giordano, uno yemenita, un marocchino, eccetera, potevano anche disinteressarsene; ma quando questi vede un grande paese che si vanta (con buone ragioni) di essere democratico, e che ha sempre rinfacciato ai suoi vicini (con ottime ragioni) di essere delle dittature, scommettere contro la sua libertà e la sua possibilità di vivere in un paese democratico, allora è costretto a considerarlo un suo pericoloso nemico.

Oltretutto, molti mussulmani non hanno certo dimenticato che la Savak, la famigerata polizia segreta dello scià di Persia, era stata fondata su suggerimento britannico, ma era addestrata dal Mossad israeliano e dalla CIA americana. Credo che non sia il caso di ripetere l'errore di un tempo - Obama se ne è già reso conto.



Dichiarazione di conflitto d'interessi: ho acquistato un appartamento per le vacanze ad Hurghada, Egitto, e questo mi pone in una situazione non dissimile da quella d’Israele, visto che devo sperare che il prossimo governo egiziano non sia composto da estremisti pronti a confiscare i beni degli stranieri.

Questo però non mi ha mai impedito di ammettere che quella di Mubarak è una dittatura, rea di gravi violazioni dei diritti umani, e di parteggiare per chi vuole la democrazia in Egitto – del resto, in una dittatura non ci vuol molto a trovare un pretesto per confiscare i beni immobili di uno straniero che dice quello che pensa, e quindi non è che parteggiare per Mubarak mi metta al sicuro.

Penso di aver gestito il mio conflitto d’interessi meglio di Netanyahu.

lunedì 20 dicembre 2010

Buddismo Soka Gakkai ed omosessualità


Attenzione! Sono state segnalate alcune inesattezze in questo post, che dovrà perciò essere radicalmente riveduto.


Ringrazio per il grande aiuto nel reperimento delle fonti e nella redazione dell'articolo il mio amico Mauro Mugliari di Bolzano.

Il buddismo non è una religione teista, in quanto non presume che esista un Essere supremo che abbia creato il mondo ed esiga dalle persone un comportamento conforme ad un testo da Lui rivelato.

Il buddismo si propone soprattutto come una filosofia che aiuti le persone a liberarsi dalla sofferenza subita ed inflitta, sofferenza che si perpetua oltre la morte in quanto le persone che non la superano si reincarnano; rispetto ad una semplice filosofia, però, il buddismo ha una tensione verso l'assoluto che permette di ritenerlo una religione.
Non intendo dare una sintesi della dottrina buddista - un'ottima e sintetica introduzione si può trovare qui:

Buddhismo / Damien Keown ; edizione italiana a cura di Mario Maglietti - Torino : Einaudi, 2010 - 147 p. : ill. ; 20 cm - Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie ; 496

E chi vuole approfondire la corrente buddista di cui sto parlando può leggere i testi pubblicati da Esperia Edizioni, la casa editrice dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai
; perciò voglio solo accennare ai punti più importanti per il nostro discorso
, dopo aver precisato che il buddismo ha una molteplicità di scuole, ma che ogni scuola mahayana ritiene se stessa e le altre degli “Upaya = mezzi adatti” per comunicare un insegnamento che le trascende (“Tathata = il vedere le cose come sono”) – la rivalità tra codeste scuole è perciò molto sportiva e non raggiunge gli eccessi delle lotte tra le varie versioni delle religioni abramitiche.

Il desiderio sessuale è uno dei tanti desideri che possono ostacolare l'uomo che cerchi di raggiungere la buddità, desideri che sono istigati dal "demone del sesto cielo", dal nome sanscrito di Mara = Morte, e per molti versi equivalente al Maligno evangelico.



Il principio a cui dovrebbero ispirarsi tutti i buddisti è che si deve essere gentili con gli altri quanto severi con se stessi - perché la gentilezza può conquistare i nemici esterni, ma i nemici interni possono essere domati solo dalla severità (una severità che non deve però degenerare in mortificazione, perché lo stesso Budda sperimentò che l'ascesi estrema non portava all'illuminazione).
Perciò la maggior parte delle correnti buddiste prescrive la continenza, e la regola monastica (Vinaya Pitaka = Canestro della Disciplina) esige la completa astinenza per i monaci - fanno però eccezione le scuole buddiste giapponesi.


Damien Keown, l'autore dell'introduzione citata, avverte che il buddismo giapponese è molto più attento alle esigenze della società di quello degli altri paesi; infatti la scuola Tendai (versione giapponese della scuola cinese "Tiantai = Terrazze celesti"), importata dal monaco Saicho (767-822), e da cui derivano le scuole buddiste giapponesi moderne, sostituì la citata regola del "Vinaya Pitaka" con la più breve e leggera regola del "Brahmajalasutra = Sutra della Rete di Brahma", che non impone il celibato.


Ciò aprì la strada a maestri come Shinran (1173-1263), il fondatore giapponese del "Jodo Shinshu = La vera scuola della Terra Pura", la più diffusa nel Giappone contemporaneo, che prescrisse anche ai monaci di sposarsi, e diede anche l'esempio, impalmando una monaca e facendo sei figli con lei!


La Soka Gakkai ha un altro fondatore, Nichiren Daishonin (1222-1282), che parte da questo presupposto: non sono negativi i desideri in sé, ma la brama di dominio che il più delle volte li accompagna.

Il "demone del sesto cielo" infatti adesca le sue vittime promettendo il potere, più che il piacere. Il piacere è lecito se non schiavizza chi lo cerca (e questo lo si evita mantenendo l'autoconsapevolezza), e se lo si cerca in modo altruistico - ovvero cercando di dar piacere agli altri e ricevendone solo per soprammercato.

Dei tanti esempi, quello che mi piace di più è quello dell'eleganza: se l'eleganza soddisfa solo la propria vanità, è considerata negativa; se manifesta invece rispetto per il prossimo (perché si cerca di mostrargli il proprio aspetto migliore), è positiva.

Nel buddismo Soka Gakkai si riconosce inoltre che i desideri sono un potente motore dell'evoluzione spirituale, se li si sa gestire; come disse il suo fondatore:
«Questo è l'insegnamento più importante. È l'insegnamento che 'i desideri terreni sono Illuminazione' [= Bonno soku bodai] e 'le sofferenze di vita e morte sono Nirvana' ... Le sofferenze diventano Nirvana quando si comprende che l'entità della vita umana non viene né generata né distrutta nel suo ciclo di nascita e di morte.»
La scuola Tiantai = Tendai ha una particolare venerazione per il Sutra del Loto, e la Soka Gakkai che ne discende pone il fulcro della sua pratica nella recitazione del mantra "Nam myoho renge kyo = Dedico la mia vita alla Legge Mistica del Sutra del Loto", e secondo Nichiren, pronunciare quella formula durante il rapporto sessuale ha il potere di trasformarlo in una preziosa esperienza spirituale.

Qualche lettore avrà notato che il buddismo di Nichiren somiglia al buddismo tantrico (Vajrayana), praticato soprattutto in Tibet (ma anche in Giappone, dalla scuola Shingon); più che somiglianza, si dovrebbe parlare d'influenza, in quanto questa forma di buddismo avrebbe dato il suo contributo alla scuola Tiantai = Tendai, e lo stesso Saicho, che portò questa scuola in Giappone, aveva studiato con impegno in Cina i testi tantrici.


Che io sappia, però, i discepoli di Nichiren (non è solo la Soka Gakkai a rivendicare la sua eredità spirituale) non hanno mai sviluppato il possente immaginario erotico del buddismo (e soprattutto dell'induismo) tantrico, immaginario da interpretarsi soprattutto in modo allegorico (per esempio, il fallo rappresenta gli “upaya = mezzi acconci” con cui il maestro introduce il “dharma = legge” nella mente del desideroso e consenziente discepolo - analogamente, ebrei e cristiani interpretano allegoricamente i versi espliciti del Cantico dei Cantici); le principali somiglianze stanno nel ritenere che i desideri possano essere d'aiuto e non di ostacolo nell'evoluzione spirituale, nella presenza di riti "esoterici" (cioè da rivelare solo agli allievi che il maestro ritiene maturi), e nella fede nel potere dei mantra, come appunto "Nam myoho renge kyo".


A questa formula vengono attribuite notevoli proprietà esemplificate da questo aneddoto che ho udito durante una riunione della Soka Gakkai: un uomo si era innamorato di una sua collega sposata. La donna ne era lusingata, ma non gli dava ovviamente alcuna speranza, ed il pover'uomo continuava a recitare il mantra nella speranza che colei che bramava gli dicesse di sì.

E' poco buddista cercare la propria felicità a spese di quella altrui, ma la situazione si risolse spontaneamente: l'uomo conobbe una collega libera di stato, e si sposarono felicemente. La morale che ne è stata tratta è che non sarebbe servito a nulla rimproverare l'uomo perché pregava con un'intenzione proibita - quel desiderio proibito dava invece alla preghiera tanta efficacia da fargli trovare una soluzione lecita e raccomandabile.

E' stato fatto anche notare però che l'evoluzione spirituale di una persona deve farle cambiare la natura di ciò che desidera: che un principiante preghi per un lavoro, un partner, od altre soddisfazioni personali è comprensibile; ma se passano gli anni e ciò che lui desidera non cambia, vuol dire che lui non si sta evolvendo.

Va precisato che, non postulando il buddismo l'esistenza di un essere supremo (anche se non mancano correnti buddiste che tendono a divinizzare Siddharta Gautama, detto "Buddha = l'Illuminato" o "Shakyamuni = Il saggio degli Shakya"), l'efficacia della preghiera va attribuita solo alla sua capacità di mobilitare le risorse interiori di chi le recita.


Infatti, per il Sutra del Loto e tutte le scuole che vi si ispirano (tra cui la Soka Gakkai) la buddità è un attributo dell'intero universo,
e nessun essere ne è privo; ognuno è perciò invitato a scoprirla in sé, e può riuscirci da solo nella sua vita presente - la principale differenza dalla citata "Jodo Shinshu" è che quest'ultima non solo usa un diverso mantra ("Namu Amida Butsu"), ma affida i suoi fedeli al Buddha Amitabha (in giapponese "Amida"), perché senza il suo aiuto non raggiungerebbero l'illuminazione.
Per completare il quadro generale della concezione della sessualità secondo il buddismo Soka Gakkai, va detto che esso prescrive che essa sia vissuta nel quadro di un rapporto di coppia, assolutamente alieno da ogni costrizione: nessuno deve essere costretto a fare alcunché.

Per quanto riguarda l'omosessualità, non viene trattata diversamente dall'eterosessualità, ed esistono anche in Italia i gruppi "Arcobalena", in cui si ritrovano i buddisti Soka Gakkai LGBT, ed anche i non buddisti sono bene accolti.
E' stato fatto notare che nei paesi a maggioranza buddista le leggi contro l'omosessualità sono state sempre frutto dell'influenza europea, non conseguenza della religione buddista, anche se non sono mancate puntate eterosessiste di alcuni esponenti.

Il più famoso è stato l'attuale Dalai Lama, il quale partendo dalla "naturalistica" constatazione che i genitali maschili e femminili sono fatti per completarsi e generare, condannò il sesso che non fosse la peniena [mi piacerebbe dire "penosa", ma non posso denigrare il mio sesso più di tanto] penetrazione vaginale - ma cercò poi di salvarsi in calcio d'angolo affermando che le relazioni omosessuali possono giovare a chi ne è membro ed alla società, senza però ritrattare la condanna del sesso non procreativo.

Come ho già scritto in altra occasione, il buddismo in Cina si è adeguato al dovere confuciano di riprodurre la specie e perpetuare la famiglia, per cui più che l'omosessualità, si consente la bisessualità, in quanto lascia aperta la possibilità di riprodursi.

Un esempio della dialettica tra buddismo e morale comune in Cina si trova nel romanzo erotico:

Il tappeto da preghiera di carne / Li Yu ; introduzione di Renata Pisu - 3. ed - Milano : Bompiani, 1994 - XXVII, 373 p. ; 19 cm. - I grandi tascabili ; 261

La morale comune cinese (d'impronta soprattutto confuciana, anche se Confucio avrebbe disapprovato le azioni del protagonista) fa del protagonista un giovanotto che cerca il successo a tutti i costi (rappresentato dal vincere i tremendi esami per diventare "mandarino") e mentre si prepara fa lo sciupafemmine (per giunta sposato!) che non manca di concedersi avventure gay.

Il "risveglio" gli farà però constatare i devastanti effetti delle sue intemperanze, e farà di lui un monaco, che emenderà il proprio karma a prezzo di una grande rinuncia - quella alla propria virilità.

Il monaco è, come da tradizione non giapponese, casto, ma nel romanzo le avventure gay non vengono riprovate di più delle infedeltà etero del protagonista, o di alcuni giochi erotici assolutamente privi di sentimento, comuni però nella tarda dinastia Ming.

In Giappone la situazione è piuttosto curiosa: nel 1676 il grande letterato Kitamura Kigin (1624-1705) provò a spiegare il buddismo giapponese a dei cristiani dicendo che Budda aveva sconsigliato ai suoi preti l'eterosessualità, consigliando invece l'omosessualità.
La Soka Gakkai non è maggioritaria in Giappone, ma il "Jodo Shinshu", la già citata corrente giapponese maggioritaria, non riconosce differenze sostanziali tra eterosessualità ed omosessualità, e celebra riti religiosi anche per coppie omosessuali.
Tra le fonti buddiste gay-friendly c'è il già citato "Brahmajalasutra = Sutra della Rete di Brahma", che contiene 58 precetti morali a cui deve attenersi il "Bodhisattva", cioè la persona che vuole non solo raggiungere la propria illuminazione, ma anche aiutare tutti gli "esseri senzienti" a raggiungerla; 10 sono i precetti maggiori, 48 i minori.


Il 40° precetto minore dice che non bisogna essere parziali o selettivi nel conferire i precetti, e per chiarire le cose, precisa che chiunque può riceverli: re, principi, funzionari, monaci, monache, laici, libertini, prostitute, asessuati, bisessuali, eunuchi, schiavi ...

Inoltre, il 3° precetto maggiore vieta la "condotta sessuale irresponsabile", ma con essa si intendono le molestie, lo stupro, e la mancanza di rispetto in genere - l'omosessualità non è considerata "condotta irresponsabile".

Per giunta, come già accennato, il Sutra del Loto afferma che ogni persona, "indipendentemente dalle condizioni personali e sociali" (per citare la Costituzione Italiana), ha in sé le qualità di un Budda, e perciò merita il massimo rispetto. Ai sensi di questo Sutra, le discriminazioni sono quindi vietate.

Penso di riassumere il tutto dicendo che il buddismo è meno eterosessista ed omofobo di altre religioni perché, non postulando un creatore del mondo, è meno esposto al cadere nella "fallacia naturalistica", che fa credere che, poiché peni e vagine si sono "coevoluti" per procreare insieme, tale coevoluzione ne detti l'unico uso lecito.

Purtroppo, quello che esce dalla porta può rientrare dalla finestra: non esiste un dio creatore nel buddismo, ma la sua dottrina (dharma) vuole presentarsi con l'oggettività di una legge naturale e cosmica - e può giustificare argomentazioni come quella del Dalai Lama.

Raffaele/Leporello

sabato 25 settembre 2010

Shabbes Gay

Shabbes Goy = Il gentile del Sabato è il non-ebreo che vuol essere utile ad una comunità ebraica, la quale lo ringrazia facendogli fare i lavori proibiti di sabato. Alcuni di loro hanno dato la vita per i loro amici ebrei.

Analogo è il mio rapporto con il mondo LGBT, e perciò mi dichiaro Shabbes Gay sebbene io sia Kinsey 1 (pressoché totalmente etero).

Che cosa fa della causa LGBT la mia? Intanto, l'eterosessismo colpisce non solo gli omosessuali, ma anche gli eterosessuali poco conformi alle sue norme, ed in modo molto insidioso.

E la mia esperienza personale mi ha insegnato che se io permetto a qualcuno di delegittimare i rapporti sessuali ed affettivi di gay e lesbiche, non potrò impedirgli di delegittimare i rapporti sessuali ed affettivi miei, anche se di un uomo con una donna.

Quindi ... difendendo gli LGBT difendo anche me stesso.